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RIFLESSIONE DI UN PROGETTISTA IN BIOARCHITETTURA
Non nego che
quando ho affrontato il mio primo progetto e poi il cantiere in provincia di
Varese, dove mi veniva richiesto di operare secondo i principi della BIOARCHITETTURA,
ero assillato da una domanda che continuamente si affacciava alla mia mente:
"perchè studiare ambienti abitativi ecologici
quando poi, aprendo la finestra, si respira lo smog oppure quando a poche
decine di metri da noi corre una linea aerea ad alta tensione con le sue
interferenze di campi magnetici , o quando a poca distanza un'azienda immette
nell'aria strani e maleodoranti fumi ? Che senso ha proporre nuove tecniche di
realizzazione ed adottare nuove formule progettuali per un immobile che poi
viene inserito in un ambiente malato ? ".
Mi sembrava un
controsenso. Poi, l'insistenza del mio Cliente ed il confronto con gli altri
professionisti bio-edili che via via incontravo, mi hanno fatto comprendere
questo nuovo mondo e ritenere opportuno ricominciare ad operare su quel piccolo
microcosmo che e' la casa per sperare , poco a poco, di migliorare tutto
l'ambiente che ci circonda. Da questo piccolo obiettivo e' nato il mio concetto
di PROGETTISTA in BIOARCHITETTURA.
NON VOGLIO ESSERE UN PIONIERE che impone o ed adotta soluzioni estreme alle quali
poi l'utilizzatore deve forzatamente adattarsi, magari modificando
completamente le abitudini e modi di vita, ma VOGLIO RICERCARE soluzioni
alternative che migliorino il piu' possibile l'ambiente (casa, azienda,
ufficio) in cui siamo destinati a vivere la maggior parte della nostra vita.
Per raggiungere questo obiettivo e' senz'altro necessaria la collaborazione del
Cliente/Committente , e poiche' il Cliente/Committente basa le sue scelte in
funzione del costo, occorre che le proposte siano il più possibile compatibili
con i costi correnti del mercato immobiliare.
Premesso quanto sopra, dobbiamo chiederci : possiamo intervenire con i nostri
programmi in edilizia dove esistono vincoli di tutti i tipi che sembrano
destinati a contrastare una visione ecologica della casa? Se chi mi legge avra'
pazienza , cerchero' di afre un primo esame dei pro e contro alla edificazione
in BIOEDILIZIA. 
1) Una delle prime regole della BIOARCHITETTURA è la scelta della
posizione e del luogo ove edificare. Vuol dire costruire lontano da possibili
fonti di inquinamento (elettrico, acustico, chimico), preoccuparsi dei venti,
dell'esposizione, dell'orientamento e realizzare forme architettoniche che si
inseriscano armoniosamente nel contesto esistente. Nella realtà a volte è
difficile, a volte addirittura impossibile poter soddisfare tutte queste
esigenze ,in quanto i vincoli urbanistici (distanza dai confini, altezze etc..)
di fatto disegnano il perimetro e la forma del fabbricato e ne determinano la
sua esposizione. Nella nostra zona ,poi, realizzare una casa molto spesso vuol
dire intervenire sull'esistente con una ristrutturazione e quindi molti
parametri sono gia' fissi ed intoccabili e se in questo caso partiamo
avvantaggiati ( non si modifica l'impatto con il territorio, non si operano
importanti modificazioni del terreno) dobbiamo poi combattere con le forme
prefissate e le destinazioni ormai consolidate che è difficile stravolgere. Non
sempre l'edificio da ristrutturare è una vecchia cascina o un casa di cortile
ben disposta; spesso si interviene su ville o villette anni sessanta o
palazzotti inizio secolo che non presentano certo buone situazioni di partenza.
In questi casi BIOARCHITETTURA vuol dire ricercare il miglior
compromesso possibile privilegiando le scelte del cliente che , quando abitera'
una casa confortevole e formata a sua misura, "scarichera'" tensione
e recuperera' un sano rapporto con la vita, in sostanza un rapporto ecologico.
2) Dal punto di vista costruttivo la BIOARCHITETTURA sconsiglia la
realizzazione di scavi profondi , ed i consistenti movimenti di terra ma anche
in questo caso bisogna fare i conti con le possibilita' edificatorie delle
leggi urbanistiche che limitano superfici e volumi al rapporto con l'area
edificabile.
Operare in bioarchitettura vorra' dire destinare i
locali interrati a locali tecnici avendo cura di non posizionare gli impianti
(riscaldamento, autoclave, trattamento acque etc...) in corrispondenza delle
camere o dei locali di permanenza costante.
3) E' piu' semplice ,in edifici monofamiliari e piccoli condomini, ridurre al
minimo la presenza di cemento armato (il cui ferro agisce contro il campo
elettrico magnetico naturale), specialmente per le strutture verticali ,
adottando come elemento predominante la muratura portante. Per le strutture
orizzontali occorrera', se possibile, utilizzare solette in legno con
soprastante tavella in cotto ed isolante. Naturalmente per le opere in cemento
armato ineliminabili, con funzione portante e legante, occorrera' verificare
che il cemento abbia ridotte caratteristiche di radioattivita' e che le
armature del cemento armato e le eventuali opere in ferro scarichino completamente
a terra.
4) Uno dei principi cardine della bioarchitettura e' il prelievo del materiale
da costruzione nella zona dove si opera. E' chiaro quanto oggi sia difficile
poter reperire i prodotti nella zona di intervento , sia perche' la produzione
in campo edilizio e' ormai completamente in serie , sia perche' si costruisce
ormai nei centri urbani , dove non e' certo possibile estrarre i materiali
necessari. Occorrera' scegliere materiali il piu' possibile vicini al concetto
di bioarchittetura, eliminando i derivati sintetici ed i prodotti non naturali.
Possiamo rilevare che oggi ,a nostra disposizione, ci sono prodotti molto
validi dal punto di vista della bioarchitettura, quali isolanti naturali,
vernici a base di acqua, calci naturali, laterizi isolanti porizzati
naturalmente , leganti a base di calce etc...
5) E' nel campo degli impianti elettrici dove BIOARCHITETTURA
e prodotto possono viaggiare di pari passo .Qui e' possibile agire in
profondita'. Con opportune scelte progettuali si possono ridurre i campi
magnetici indotti (con la schermatura dei cavi e la disposizione stellare degli
stessi) e, con i disgiuntori di corrente (bio-switch), e' possibile
interrompere il passaggio di corrente nel cavo quando alla fine della linea non
e' acceso nessun apparecchio elettrico ad essa collegato.
6) Piu' semplice e' poi possibile ,in accordo con il committente, scegliere
piccoli accorgimenti quale l'orientamento delle camere da letto, effettuando la
scelta di arredi con materiali compatibili con il risparmio energetico e le
politiche ecologiche. Semplicissimo sara' decidere che le finestre a nord siano
piu' piccole per limitare l'ingresso del freddo e la fuoriuscita del caldo, o
prevedere che le finestre a sud siano piu' grandi per avere maggiore
irraggiamento e luce.
7) Un'ultima parola sui costi. Non ritengo che realizzare una casa con i
criteri di bioarchitettura sia molto piu'costoso della edificazione di una casa
secondo i principi correnti. Alcune scelte possono portare ad aumenti di costo
(cavi schermati, disgiuntori di rete, impianti di riscaldamento bivalenti ), ma
, interessando solo alcune parti del progetto,l'incidenza potra' essere del
2-3% sul costo globale. D'altra parte è vero che , quando il progettista si
rivolge all'impresa per un preventivo con voci BIOEDILI si ritrova
l'inserimento di un margine cautelativo che alla fine fa aumentare il
preventivo stesso di un 8-10% , che e' certamente un valore importante. E'
altrettanto vero che, in edilizia, questi margini cautelativi sono sempre stati
inseriti quando si sono adottate scelte innovative; l'uso continuo ha sempre
comportano l'applicazione di costi reali. Come progettista e come utente posso
solo augurarmi che i prodotti di BIOARCHITETTURA siano sempre piu'
utilizzati e che si possa a breve operare in parita' di costi con l'edilizia
tradizionale.
Dott. Ing. SERGIO MAININI
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